IO SONO UN CONTADINO IGNORANTE di Furio Venarucci

febbraio 11, 2014 No Comments

“Ich bin ein Berliner” è la celebre frase pronunciata dal presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy durante il discorso tenuto a Rudolph Wilde Platz, di fronte al Rathaus Schöneberg il 26 giugno 1963 mentre era in visita ufficiale alla città di Berlino Ovest. Io sono un berlinese diceva Kennedy con l’intento di comunicare alla città di Berlino e alla Germania stessa una sorta di vicinanza e amicizia degli Stati Uniti dopo il sostegno dato dall’Unione Sovietica alla Germania Est nella costruzione del Muro di Berlino come barriera che impedisse gli spostamenti dal blocco orientale socialista all’occidente.

Se oggi Kennedy tornasse e partecipasse ad una riunione di agricoltori italiani, perché in altri paesi civili quanto succede in Italia non esiste nemmeno nelle fantasie più perverse del peggiore sindacalista, direbbe tranquillamente “io sono un contadino ignorante” per mostrare la propria vicinanza alla folla di agricoltori oppressi che come gli abitanti di Berlino ovest, che vivevano in una enclave all’interno della Germania Est, oggi vivono circondati dalle cosiddette organizzazioni professionali agricole che gli vogliono “fare” l’iva, le pratiche Pac, i Psr, che gli gestiscono la Pec e li costringono a tessere e deleghe e a mille altre burocrazie inutili. È caduto il Muro di Berlino, non c’è più l’Unione sovietica, non c’è più la DC, non c’è più il PCI, sono restati gli ectoplasmi del PRI e del PSI ma i sindacati agricoli continuano imperterriti l’occupazione delle campagne in un modo che neanche l’On. Paolo Bonomi tollererebbe più.

Così, complici i solerti amici che i sindacati hanno tra gli scrivani del potere, le Organizzazioni Professionali Agricole maggiormente rappresentative sono riuscite ad infilare nel collegato agricolo alla legge di stabilità l’ultima vergogna in ordine di tempo, un capoverso che fa rabbrividire qualsiasi persona di buon senso a cui si spieghi con poche parole la situazione in cui ci troviamo noi agricoltori.

Recita così l’art. 6 del Collegato titolato Disposizioni in materia di contratti agrari al primo comma.

“Ai fini della sottoscrizione dei contratti di affitto di fondo rustico in deroga alle norme vigenti in materia di contratti agrari, si considerano organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, di cui all’articolo 45 della legge 3 maggio 1982, n. 203, quelle rappresentate direttamente in seno al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Tali organizzazioni, per l’esercizio dell’attività di assistenza alla sottoscrizione, possono avvalersi di società di servizi da esse costituite ed interamente partecipate”.


In pratica, per spiegare a chi ignora questa brutta storia di prevaricazione e autoreferenzialità, Filippo, IAP ma anche ingegnere di grande spessore tecnico esperto in contrattualistica, Ignazio, Avvocato esperto in diritto bancario e proprietario di una grande azienda agricola, Sergio, Notaio Agricoltore, Onelio, Agricoltore e agronomo di grandi capacità e io stesso, che nel 1982 ho vissuto da componente della Consulta Agricola del PRI il travaglio di una legge che soltanto un Presidente del Consiglio come il Repubblicano Giovanni Spadolini poteva avere il coraggio di promulgare, per affittare in deroga un “pezzo di terra” dobbiamo essere assistiti di un rappresentante di una Organizzazione che, fra poco, potrà avvalersi anche di impiegati di proprie società di servizi aventi l’unico merito professionale di essere muniti di timbro e di fattura o ricevuta da presentarci a fronte dell’inutile servizio reso. Ordini professionali scavalcati? Chissà? Ma a me interessa poco estendere l’obbligo. Io chiedo invece da anni di rispettare le norme minime di civiltà e impedire che gli agricoltori siano obbligati a farsi taglieggiare da chi pretende soldi per dare assistenza “sindacale”, assistenza che presto sarà delegata a determinate società di capitali possedute interamente dai sindacati agricoli come se l’assistenza sindacale fosse una prestazione professionale.

I parlamentari che saranno chiamati ad approvare questa vergogna sappiano che chi tra loro avrà bisogno di prendere in affitto un terreno dovrà soggiacere a questa tassa. Buoni per fare i legislatori ma contadini ignoranti anche loro per fare un contratto d’affitto.

La legge 203 ha 32 anni. L’equo canone è stato dichiarato incostituzionale. Le commissioni provinciali sono morte con la sentenza della Corte Costituzionale, L’Italia dei Mondiali dell’82 non c’è più e ormai gli eroi di Spagna sono tutti degli anziani signori. La Fiat se n’è andata, l’agroalimentare italiano è finito nelle mani delle multinazionali così come la moda e il lusso. Tutto è profondamente cambiato, gli agricoltori hanno lo smartphone e seminano con il satellite. Qualcuno vuole coltivare gli OGM, altri coltivano biodinamico eppure siamo tutti costretti a usare coattivamente i servizi obbligatori inventati dai sindacati. Ormai noi agricoltori siamo talmente abituati alla gestione ferrea delle Organizzazioni Professionali che si occupano di tutta la nostra vita che mandiamo giù tutto senza colpo ferire. Tolleriamo che, dopo esserci accordati con un altro agricoltore su un determinato contratto, pensino i sindacati a sistemare la “pratica” mettendo timbri senza neanche incontrarsi al bar per un caffè. E se te ne sei andato dal sindacato perché non ti serve, perché ti fa schifo, perché costa troppo, perché hai mille e un motivo per andartene, oggi arriva un piccolo burocrate che trova il modo di ricopiare la velina arrivata dal sindacato rimettendo in gioco un nuovo potere sindacale per rendere utile a qualcuno una cosa inutile per tutti gli altri.

Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire “civis Romanus sum”. Oggi nel mondo libero che sogno, l’orgoglio più grande sarà dire “io sono un contadino ignorante” e lottare perché questa Italia capisca che tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano” sono cittadini di Berlino e quindi come uomo libero, sono orgoglioso di poter dire “io sono un contadino ignorante”! Ma lo sarò ancora per poco perché presto ci libereremo per sempre dei lacci che ci avvolgono!

ora basta per favore, sindacati agricoli

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