LA FAVOLA DI CAPPUCCETTO ROSSO di Furio Venarucci

ottobre 17, 2013 No Comments

C’era una volta una bambina tanto carina e dolce che solo a vederla, tutti se ne innamoravano. Una volta, la nonna le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché le stava tanto bene e lei non voleva mettere che quello, tutti la chiamavano Cappuccetto Rosso.

Un giorno sua madre le disse: “Cappuccetto Rosso, qui c’è una fetta di dolce e una bottiglia di vino da portare alla nonna che è ammalata e debole e queste cose le faranno bene. Portale ma mi raccomando Cappuccetto Rosso, sii ben cauta per la strada e non addentrarti troppo nel bosco.

“Farò tutto per bene”, promise Cappuccetto Rosso alla mamma, “te l’assicuro.” La nonna abitava lontano, nel bosco, a una mezz’ora dal paese. Quando Cappuccetto Rosso giunse al limitare del bosco, naturalmente disubbidì e si addentro tanto nell’interno che ad un certo punto incontrò il lupo.

“Buon giorno Cappuccetto Rosso”, disse il lupo. “Buon giorno a te”, rispose la bambina. “Dove vai Cappuccetto Rosso, così presto di mattina.” “Vado dalla nonna.” “Cosa porti nascosto sotto il grembiulino?” “Vino e torta. È fresca. L’abbiamo cotta proprio ieri sera, così la nonna che è debole e malata si rinforzerà.” “Dove sta la tua nonna?” “A un quarto d’ora da qui, nel bosco; proprio sotto le tre querce, là c’è la sua casetta, e lì vicino c’è un gran cespuglio di noccioli, hai capito dove?”

Il lupo pensò fra sé e sé: “Questa bambina bella tenera è proprio un bocconcino prelibato per me e sarà certo ancora meglio della vecchia! Ma se sarai accorto te le mangerai tutte e due”. Fece un tratto di strada con Cappuccetto Rosso, poi le disse: “Cappuccetto Rosso, guarda che bei fiorellini e senti come cinguettano gli uccellini. Perché te ne stai seria e composta come se andassi a scuola mentre qui è tutto così fresco e allegro?”. Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e vide i raggi di sole che filtravano danzando attraverso gli alberi e i tanti bei fiori che c’erano e allora pensò: “Se porto un mazzolino di fiori alla nonna, certo le farà piacere. È ancora così presto”. Uscì dal sentiero e si inoltrò nel bosco in cerca di fiori. Non appena ne ebbe raccolto uno, là ne vedeva un altro ancora più bello e così correva qui e là e si inoltrava sempre più nel bosco. Il lupo invece se ne filò dritto a casa della nonna e bussò alla porta. “Chi è?” “Cappuccetto Rosso, ti porto vino e torta, aprimi.” “Apriti da sola”, disse la nonna, “io sono tanto debole che non posso alzarmi.” Il lupo fece leva sulla maniglia, la porta si aprì ed egli entrò senza pronunciare parola. Andò dritto al letto della nonna e d’un boccone se la mangiò. Poi si infilò i suoi vestiti, si mise la sua cuffia, si infilò nel letto e tirò per bene le tendine. Intanto Cappuccetto Rosso si era persa dietro a ogni fiore e quando ne ebbe un mazzo che quasi non poteva portare, le venne in mente la nonna, e si mise in cammino per arrivare da lei.

Molto si meravigliò che la porta fosse spalancata e quando arrivò nella stanza tutto le parve così strano e insolito, che pensò: “Oh mio Dio, che sensazione strana ho oggi, e pensare che di solito vengo così volentieri dalla nonna!”. Allora si avvicinò al letto e scostò le tendine: la nonna era coricata con la cuffia ben abbassata sul viso e aveva uno strano aspetto. “Nonna, che orecchie grandi che hai”. “Per sentirti meglio. “Nonna, che occhi grandi hai.” “Per vederti meglio.” “Nonna, che mani grandi hai.” “Per afferrarti meglio.” “Ma nonna che orrenda boccaccia hai.” “Per mangiarti meglio.” Appena detto ciò il lupo balzò dal letto e ingoiò Cappuccetto Rosso. Quando il lupo ebbe saziata la sua ingordigia si rimise a letto, s’addormentò e cominciò a russare …come un lupo.

Un cacciatore che passava di là sentendo questo frastuono pensò fra sé: “Come russa la vecchia signora, devo andare a vedere se sta bene ‘. Entrò nella casa e, quando si avvicinò al letto, vide che lì dentro c’era il lupo. “Ti ho trovato, finalmente”, disse, “è un pezzo che ti cerco”. Già era pronto col fucile, quando gli venne in mente che forse il lupo s’era ingoiato la nonna e che forse era ancora possibile salvarla. Allora non sparò, ma prese una grossa forbice e mentre stava per aprire la pancia del lupo che era ancora addormentato arrivò un cittadino che vedendolo prese il telefonino e chiamò subito le guardie urlando “c’è un uomo cattivo che vuole uccidere un povero lupo” e da lì a pochi secondi arrivarono tanti lampeggianti con persone in divisa e si radunò una folla urlante contro il cacciatore che voleva uccidere il povero lupo. E così alla fine mentre il cacciatore veniva portato in caserma in manette il povero lupo che si era risvegliato poteva finalmente allontanarsi e digerire in pace la nonna e Cappuccetto Rosso. E mentre si allontanava tra gli applausi di tutti quei cittadini arrivati a salvarlo dall’uomo cattivo contò le pecore che la nonna aveva nell’ovile già pregustandone le tenere e saporite carni.

Intanto la mamma di Cappuccetto Rosso denunciava la scomparsa della figlia e della nonna a Chi l’ha visto che non riuscì mai a trovarne traccia. Dopo qualche giorno, andata a governare il gregge la mamma affranta dalla perdita della nonna e di Cappuccetto Rosso trovò tutte le pecorelle della nonna mangiate dal lupo che poverino aveva tanta fame e non aveva potuto fare a meno di mangiarsi pecore e agnelli.

insomma tutte le favole hanno sempre una morale. Quella che ci trovo io in questa è che ogni essere vivente è stato creato per un motivo ben preciso e in un equilibrio studiato dalla natura stessa. E chiunque si muove per sconvolgere questo equilibrio offende la natura oltre che la mia intelligenza. La vita di ogni essere vivente è preziosa, anche quella degli animali che vengono allevati non per essere mangiati dall’uomo ma per dare lana e latte prezioso per i loro piccoli. E se l’uomo ha interferito nella natura cambiando l’ordine naturale delle cose mi dispiace per il lupo, per i cinghiali o per i cervi è l’uomo che deve riparare i danni fatti perché le pecore hanno gli stessi diritti del lupo come gli uccelli che nidificavano nel sottobosco hanno gli stessi diritti dei cervi che il sottobosco l’hanno distrutto distruggendo così il futuro di foreste secolari.

Insomma “Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia”

ora basta per favore

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