LE PARI OPPORTUNITA’ di Furio Venarucci

maggio 9, 2013 No Comments

Ieri la Confederazione Italiana Liberi Agricoltori ha inviato una richiesta di incontro al Ministro dell’Agricoltura On.le Nunzia De Girolamo. Nella richiesta il Presidente Becherini spiega che “la Confederazione ha caratteristiche di assoluta diversità rispetto a quanto conosciuto nel mondo agricolo italiano”. Spiega che, diversamente dalla liturgia vetero-sindacale, alla Confederazione si aderisce direttamente, attraverso Associazioni e Comitati Autonomi e attraverso le Associazioni Territoriali già aderenti alla UGL Coltivatori e all’ANPA che a livello nazionale non sono “organizzazioni promotrici” forse per evitare i guasti già visti in aggregati pensati negli anni novanta, nati giovani e diventati subito vecchi, come delle tristi brutte copie dei sindacati storici di questo Paese.

Sempre Becherini scrive che la LiberiAgricoltori nasce per rappresentare in modo innovativo gli interessi dell’agricoltura, spiega che si tratta di una Confederazione di agricoltori, diretta da agricoltori che sperano di uscire in tempi rapidi dalla situazione di crisi permanente che da anni attanaglia un settore che dovrebbe godere di ben altra considerazione da parte delle Istituzioni ad ogni livello.

Aggiunge poi che la LiberiAgricoltori è molto critica su come le Organizzazioni di rappresentanza si sono mosse in passato ritenendo che il sistema sindacale, nel suo complesso, abbia guardato più ai propri interessi che a quelli delle imprese che avrebbe dovuto rappresentare.

Certo che Becherini ama il rischio. Il Ministro in uno dei suoi primi comunicati ha detto che sul piano interno riconosce una buona compattezza del mondo agricolo italiano capace di esprimere delle posizione omogenee, come quella sulla riforma della Pac.

E questo, per una Confederazione che sostiene che se l’agricoltura si trova in queste condizioni pre-fallimentari la responsabilità principale va ascritta all’inconcludenza sindacale degli ultimi trenta anni, forse non è l’approccio migliore verso un Ministro che richiama all’unità le forze agricole del Paese che sono le stesse che chiedono, li veramente con grande unità, ad Agea di inserire nella Convenzione con i CAA la procura speciale, quella con il notaio per capirci, per far ritirare al nuovo CAA il fascicolo aziendale dell’agricoltore fedifrago che le ha abbandonate. Ma sono anche le stesse che, anche qui spalla a spalla come una novella testuggine romana, ancora obbligano l’agricoltore che affitta un terreno, anche se laureato in legge, a sottoporsi alla vergogna della assistenza sindacale come se l’agricoltura italiana fosse ancora quella post bellica della mezzadria. E per essere sicuri che nessuno sfugga, naturalmente, decidono loro chi è rappresentativo o no, adducendo al CNEL il taumaturgico potere della conoscenza. Sindacati inutili che si trincerano dietro il più inutile degli enti mai pensati da mente umana per tenere il guinzaglio al collo di noi agricoltori.

Insomma quella di Becherini è una imprudenza, forse dovuta alla giovane età o forse alla fretta di dover tornare in azienda per imbottigliare quel vino che gli permette di fare il Presidente dei LiberiAgricoltori gratuitamente visto che per statuto è vietato percepire compensi riferiti alla carica sindacale ben oltre le comiche autoriduzioni di stipendio di grillina indicazione.

Personalmente il primo Ministro che ho conosciuto a via XX settembre è stato Giovanni Marcora. Credo di non offendere nessuno dicendo che lo ritengo ancora oggi il migliore tra tutti. Di alcuni suoi successori sono stato anche amico, con altri ho mantenuto rapporti di conoscenza. Con qualcuno ancora oggi parlo senza problemi del disastro agricolo italiano e sono convinto che loro sappiano bene le colpe dove siano da ricercare. Per questo credo che l’approccio di Becherini sia stato corretto. Il Ministro De Girolamo se deciderà di riceverlo saprà già prima chi siamo e perché siamo nati. Un precedente Ministro ci ha detto, in un incontro di cui non è stato fatto nemmeno il comunicato ufficiale, forse per non urtare suscettibilità sindacali, che di Confederazioni ce ne erano già quattro. Ma del resto se anche una sola delle quattro rispondesse ai bisogni delle aziende i nostri sessantamila agricoltori starebbero li e non se ne sarebbero costruita un’altra. Ora Il Ministro, e non uso la parola Ministra perche le pari opportunità anche qui si fanno con i fatti e non cambiando le vocali, potrà decidere. Potrà dare a questa Confederazione una pari opportunità ricevendola e potrà discriminarla per non offendere vecchi e nuovi amici sindacali e per non essere da meno di qualche suo illustre predecessore. Per quanto mi riguarda non mi preoccupa che non conosca il settore. Mi preoccupa molto di più che Dirigenti del Suo Ministero e di Enti emanazione di questo ne capiscano anche meno di lei pur guadagnando molto di più. Un ministro in fondo deve solo avere occhi per vedere e orecchie per ascoltare. Deve avere la sensibilità di capire se l’interlocutore che si trova davanti sta facendo gli interessi della collettività o quelli della sua organizzazione o peggio i suoi personali. Il fatto che sia una signora Ministro per me è un plus su cui l’agricoltura può sperare. E credo che chi legge capirà quello che voglio dire. Ora vedremo come saranno affrontati i problemi. Capiremo presto se sarà possibile il salto di qualità oppure se torneremo al solito gioco dei Tavoli Verdi e delle riunioni ristrette. Agea su questo insegna. Ci sono i convocati, coloro che decidono, che condizionano le scelte e quelli che aspettano fuori. Che siano duecentomila aziende, tre ordini professionali non preoccupa nessuno né a Via Palestro, né a via Salandra né a via XX Settembre.

Becherini ha chiesto per la LiberiAgricoltori una pari opportunità starà al Ministro concederla. Noi in fin dei conti facciamo gli imprenditori e non i politici.

Abbiamo deciso di costruire un sindacato che, come spiega il dizionario, è una Associazione di datori di lavoro costituita per la tutela di diritti professionali collettivi. Una parola che proviene dal greco: [syn] insieme e [dike] giustizia. Insomma una parola che ha una radice che dà molti frutti.

Quello del sindacato, il mezzo che storicamente ha permesso di aver ragione dei propri oppressori attraverso un ideale di giustizia propugnato insieme, un modo di operare che permette all’uomo unito ad altri uomini di cercare soluzioni nell’interesse collettivo, di controllare, di criticare ma senza faziosità, cercando, insieme, di vagliare qualcosa alla luce di un’idea di giustizia.

Dopotutto, quando si uniscono i concetti di “insieme” e “giustizia”, gli uomini sono capaci di parti ideali e concreti assolutamente meravigliosi. Ma questo è scritto nei libri. Basta guardarsi intorno per capire che la realtà è tanto diversa. Per quanto riguarda la LiberiAgricoltori la nostra pari opportunità la mettiamo a disposizione del Ministro. L’opportunità di avere una visione diversa del mondo agricolo, un mondo che sta andando in rovina grazie alla antica incapacità di mettere al centro gli interessi delle imprese.

parliamo di agricoltura, sindacati agricoli

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