UNA VITA DA MEDIANO di Furio Venarucci

dicembre 22, 2012 No Comments

“Una vita da mediano a recuperar palloni, nato senza i piedi buoni, lavorare sui polmoni, una vita da mediano con dei compiti precisi, a coprire certe zone, a giocare generosi sempre lì, lì nel mezzo finché ce n’hai stai lì”.

Per uno come me si adatta perfettamente. Ho sempre  avuto la sensazione di essere arrivato troppo in alto e anche troppo presto. Ho avuto, ed ho, una grande passione per quello che ho fatto e che faccio. Ho dedicato la mia vita a cercare di dare una risposta a quel mondo a cui appartengo e che ho visto precipitare sempre più velocemente verso l’abisso. Ho lottato per decenni, ho trascurato gli affetti più cari finendo per perderli rapidamente, ma alla fine ho una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi, e che sono gli amici che si fidano di me e del lavoro che faccio per tentare di cambiare questo mondo che ci ha tradito.

Quando poco più che trentenne sono stato portato, da chi aveva fiducia in me, ai vertici di un sindacato agricolo, non tra i più grandi ma pur sempre “riconosciuto”, in realtà mi sono chiesto se ne fossi all’altezza e la mia risposta è stata: non credo! Per essere un grande dirigente devi essere uno che viaggia alla velocità doppia degli altri, devi essere capace di vedere lontano per capire cosa fare oggi, devi essere uno di quelli che nascono una volta tanto. E la cosa che mi sono chiesto sempre è cosa avessero trovato in me gli amici che avevano deciso di “prendermi” come loro rappresentante. È vero che ho visto tanti arrivisti sgomitare per raggiungere posti di comando, per poi fare i propri interessi, ma non ho mai cambiato la mia percezione delle cose. Da buon mediano mi sono sempre portato l’automobile da solo, ho lavorato a fianco dei colleghi come uno di loro, ho messo in pratica per tutta la vita l’aurea regola del “comanda e fai  da te e sei servito come un re”.

Unico scopo della mia vita alla fine è stato quello di tentare di mettere insieme una Organizzazione Agricola che facesse gli interessi delle aziende che rappresenta e nulla più. Ci avevo provato inventando la Copagri, ci ho riprovato con l’ANPA quando la UIL decise di mettere, in modo innaturale, insieme imprese agricole e lavoratori nello stesso contenitore, ci sto provando ora con la Confederazione Italiana Liberi Agricoltori. Qualcosa di innovativo e diverso, ma talmente originale che neanche gli agricoltori capiscono facilmente.

In questi giorni riflettendo con le difficoltà che incontriamo in un mondo che è permeato dalla burocrazia e dal malcostume, dagli stipendi d’oro, pubblici e non, mi sono trovato a pensare che avere ragione non serve. La questione delle multe latte è emblematica. Pubblica Amministrazione, Organizzazioni Agricole e Politica hanno distrutto un settore, hanno rovinato famiglie per difendere interessi privati e fare soldi. C’è gente che si è impiccata nella stalla per colpa di un sistema che neanche le indagini dei Carabinieri sono ancora riuscite a scardinare. Allora a che serve stare li a lottare come un Don Chisciotte senza la minima speranza di vedere libero un mondo incatenato ai ceppi messi da burocrati da trecentomila euro all’anno che nuotano nell’oro al servizio di un sistema corrotto e autoreferenziale? Mentre ero assorto in questi pensieri mi viene davanti un post di Alfonso Pascale, uno di quelli dai “piedi buoni” , uno che magari ha avuto anche  l’autista ma pur sempre uno sicuramente con tanto cervello . Il post recitava testualmente:

“La Coldiretti ha annunciato che sceglierà i propri candidati alle elezioni politiche, nell’ambito di primarie o altre forme che i partiti s’apprestano a mettere in campo.

A distanza di quasi 70 anni dalla fondazione e dopo la riesumazione posticcia della Federconsorzi postbellica con “Campagna Amica”, riemerge pienamente in questa organizzazione l’anima “bonomiana”: corporativa, autarchica, autoreferenziale, alla spasmodica ricerca di privilegi e di rendite particolaristiche.

Negli anni Cinquanta e Sessanta la Coldiretti era una grande organizzazione di massa, rappresentativa di centinaia di migliaia di famiglie agricole e di un modo diffuso di vivere e sentire le campagne italiane; dopo aver dilapidato un patrimonio incommensurabile, oggi si è ridotta ad un mero fenomeno mediatico che nasconde un’ingrigita agenzia di servizi.

E quest’ultimo messaggio avrebbe meritato una fragorosa risata se solo la severità della situazione politica e sociale ce l’avesse minimamente consentito”.

E allora ho iniziato a ragionare. La Coldiretti in Parlamento? Ma già non c’era con Scarpa Bonazza & C.? Negli ultimi vent’anni di strapotere sindacale, politico e mediatico cosa ha fatto per migliorare le condizioni di vita della nostra gente? Allora perché uno che come me ha passato “una vita da mediano, da chi segna sempre poco, che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco”, non potrebbe tentare di fare ancora di più di quello che ha fatto negli ultimi trentacinque anni?

Allora perché un vecchio liberaldemocratico come me non può chiedere a qualcuno di candidarlo? A chi? Con la PdL non se ne parla, troppi candidati supportati dai sindacati agricoli, con Monti e l’UDC nemmeno, marchiato per posizioni controcorrente sulle quote latte già immagino la faccia che farebbero e poi anche io ho la mia dignità. Rimane la Sinistra. Il PD è un vasto mondo dove trovi di tutto, conosco degnissimi Deputati e Senatori, ma anche lì io sono come il grana padano. Quasi vent’anni di lotte a fianco dei Cobas del latte mi hanno marchiato a fuoco. Rimarrebbero IDV e SEL. Per uno che ha passato venticinque anni nei Repubblicani e che oggi si definisce Liberaldemocratico la scelta è obbligata, e anche facile. Basta mandare il curriculum, il certificato penale e poi aspettare che il popolo del web si pronunci. Se poi a questo aggiungiamo che negli ultimi due anni ho condiviso con alcuni dei parlamentari di IDV, tra le tante, le battaglie sulle multe latte, quelle sull’IMU agricola, quelle sulla rappresentanza in agricoltura e quelle eliminazione dei potentati agricoli che bruciano risorse pubbliche, come gli ultimi arresti al MIPAAF dimostrano, mi sembra che la cosa sia anche doverosa per contrastare lo sfascio preannunciato della nostra agricoltura. Qualche amico mi ha  domandato: ma chi te lo fa fare? Così vai nel tritacarne mediatico. Ma che tritacarne? A sessant’anni non devo dimostrare nulla a nessuno. In pensione ci andrò con quella INPS da IAP perché a me il vitalizio, nella remota ipotesi di una candidatura e di una elezione, non lo daranno…per raggiunti limiti di età, sui rimborsi non ho mai rubato per quarant’anni e non comincerò adesso! Quindi non ci sono contro indicazioni. E poi volete mettere se riesco a mettere il naso in Commissione Agricoltura, anche solo come aiutante di chi già c’è e ha egregiamente fatto il suo dovere in rappresentanza della IDV? Già immagino la faccia che faranno tutti quelli che sanno di essere sul mio taccuino dei cattivi!

Ho tempo fino al 4 gennaio per inviare il curriculum e fare la domanda di candidatura. Sicuramente i centravanti ci sono già…magari gli può servire un mediano……..

 “una vita da mediano, che natura non ti ha dato né lo spunto della punta né del dieci che peccato
una vita da mediano, da uno che si brucia presto perché quando hai dato troppo devi andare e fare posto
una vita da mediano lavorando come Oriali, anni di fatiche e botte e vinci casomai i mondiali”

cittadini non sudditi

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