TROPPA DEMAGOGIA OLEICOLA AIUTA LA CONCORRENZA, SPAGNA IN TESTA di Elia Fiorillo

maggio 24, 2012 No Comments

 Le incongruenze con la normativa Ue contenute nel progetto di legge “Salva olio italiano” sono note anche al Senato ma vengono considerate “provocazioni”. Non si rischia così di aprire una querelle senza fine con Bruxelles? 

Le battute cordiali con il presidente della commissione Agricoltura del Senato della Repubblica, Scarpa Bonazza Buora, si sprecano. La conoscenza di anni agevola il confronto e, anche, le critiche toste ammantate però dalla bonomia. Sono tra gli “auditi” della commissione Agricoltura che vuole il mio parere di esperto su una proposta di legge bipartisan sull’olio di oliva. A differenza di altre volte l’aula è abbastanza affollata di senatori, molti dei quali hanno sottoscritto l’ipotesi di provvedimento solo per il tema che tratta, ritenendolo importante per gli interessi del nostro paese. Di olio di oliva sanno solo delle proprietà gastronomiche e salutari, senza alcun altra cognizione. Immaginarsi se conoscono gli alchil esteri o cose del genere. Ma per queste ignoranze non si può far loro alcuna colpa. Si son fidati della relatrice che a sua volta si è fidata dell’organizzazione agricola che ha proposto il provvedimento.

La proposta di legge cose giuste ne contiene, ma è anche zeppa di demagogia che certo non serve a nessuno ed offusca quel po’ di buono di cui è portatrice. Il buon senso vorrebbe che il primo ad essere audito dovrebbe essere il signor ministro delle politiche Agricole e Forestali, il tecnico Mario Catania, con i suoi funzionari ed esperti. Ciò perché metterebbe tutta la commissione nelle condizioni di conoscere, anche sul fronte europeo, come stanno le cose. Per evitare di passar per asini patentati, una volta varata la normativa (ma soprattutto per scansare i fulmini, leggi infrazioni pesanti) da parte dell’Unione europea. Sarebbe troppo bello e soprattutto logico un iter di questo tipo. Ma produrrebbe danni (sic!) seri sul fronte della demagogia. Nel senso che tutta una serie di dichiarazioni populistiche, finalizzate al consenso spicciolo per “i salvatori della Patria”, verrebbero meno. E come farebbero i vari “conducator” dell’olivicoltura italiana, e non solo, a fare le loro dichiarazioni quotidiane, mattina e pomeriggio, senza siparietti di questo tipo? Ed anche i politici a sostenere che si stanno battendo “per l’interesse dell’Italia, contro le assurdità europee”? Attenzione, il ragionamento che sto facendo per il settore dell’olio di oliva, che conosco abbastanza bene per aver ricoperto incarichi di responsabilità per anni, vuole essere solo un esempio di un andazzo italiota che serve unicamente ad allontanarci dall’Europa, facendo un favore ai nostri concorrenti, siano essi spagnoli, greci o francesi.

Faccio notare ai commissari i diversi punti di conflitto che la proposta contiene con la normativa comunitaria. E la risposta che mi arriva dal presidente è che quelle incongruenze debbano intendersi “provocazioni” che certo aiuteranno a modificare le impostazioni normative europee. Non lo credo proprio. Apriranno una querelle senza fine a tutto danno del nostro paese e dei suoi olivicoltori. E pensare che il modo ci sarebbe, al di là delle sfide insensate, per far cambiare idea all’Europa. Il metodo non è quello delle trasmissioni televisive allarmistiche ed interessate, a volte a pagamento, né dei comunicati stampa che grondano vendette quando non c’è nessuna ingiustizia da punire. C’è solo la nostra poca voglia – meglio dire interesse – di battersi a Bruxelles, con i nostri rappresentanti al Parlamento, per impostare leggi, per fare lobby. Troppo faticoso partecipare ai Comitati consultivi o ai vari organismi internazionali dove si gettano le basi condivise dei provvedimenti che poi saranno varati dall’Unione. Meglio rimanere in Italia, in eterna campagna elettorale, avendo cura, tra i vari operatori della filiera, di non trovare i temi d’unità che pur ci sono a difesa dei produttori e dei consumatori. Lo scontro acerrimo fa più scena. Ma fino a quando potrà durare?

Forse, cari componenti della commissione Agricoltura del Senato e caro ministro, sarebbe il caso di organizzare una bella conferenza programmatica dell’olivicoltura italiana, con la partecipazione non solo dei soliti noti, me compreso, ma di studiosi di chiara fama bipartisan, per bloccare il lento ma progressivo declino della nostra olivicoltura. Altro che leggi spot.

parliamo di agricoltura

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