LA MANOVRA SALVA ITALIA FA CHIUDERE L’AGRICOLTURA di Furio Venarucci

dicembre 18, 2011 No Comments

Non sono mai stato un secchione, per giunta ero anche “vivace” a scuola. Ho perso anche un anno al liceo perché ho detto ad un professore cosa pensavo dei suoi comportamenti con le ragazze della classe. Sono l’ultima persona al mondo in grado di giudicare i “supercervelloni” che hanno deciso le scelte della “Manovra Salva Italia”. Ma non ho la testa vuota completamente e qualche domanda me la voglio fare lo stesso. Un grande Paese si riconosce da come lavora per mantenere grande la sua agricoltura. Stati Uniti d’America, Francia e Germania potrebbero servirci da conferma. Se crolla l’agricoltura crolla l’ambiente, l’industria a monte e quella a valle del settore primario. Se l’agricoltura fa acqua la gente, il popolo sta peggio e non meglio. Se questo è vero, e vorrei che qualcuno mi dicesse il contrario, l’agricoltura doveva entrare prepotentemente nella Manovra Salva Italia ma solo nella parte relativa allo sviluppo. Attraverso il comparto primario si doveva investire in tutela ambientale, in gestione del territorio, ma anche in qualità e sviluppo commerciale verso nuovi mercati. Si doveva andare verso una strada che viene giornalmente tracciata sui blog e sui social network  da centinaia di agricoltori che non saranno andati alla Bocconi ma di economia ne capiscono tanto quanto qualche laureato alla Harvard University e invece i “Bocconiani” che ci governano hanno commesso il grave errore di metterla solamente nella parte tasse.

Oltre alle accise sui carburanti, ai bolli sugli estratti conto e a tutti quei balzelli che colpiranno tutti e quindi anche gli agricoltori abbiamo avuto anche noi la nostra parte di “gloria”. Hanno aumentato i contributi previdenziali a soggetti che oggi con sempre maggiore difficoltà riescono a pagare quelli previsti. E a che scopo? Ormai scatta il contributivo e quindi meno contributi meno pensione. Ma nessuno ha pensato di farsi una domanda semplice semplice: ma se si sono dovuti fare condoni previdenziali numerosi e sempre più ampi, se un agricoltore si fa perseguitare da Equitalia perché non paga l’INPS ci sarà un motivo? Magari non paga perché non ha i soldi? Ma questo non è venuto in mente a nessuno?

L’agricoltura è allo stremo, e non mi dite che il prezzo del latte in Lombardia è cresciuto. Il bilancio, le poche aziende che ancora lo fanno, lo fanno perché ormai si lavora fuori da ogni logica sociale ed economica. In agricoltura si sta tornando a quando il lavoro era fuori dai conti economici dei padroni di allora. E in una situazione così i “professori” cosa hanno pensato? Hanno pensato di spremere soldi da chi soldi non ne ha più. Sarebbe bastato chiedere alle banche, a quelle stesse banche che giornalmente ci chiudono la porta in faccia qualunque sia la richiesta che facciamo, se gli agricoltori sono una categoria che può permettersi il lusso di pagare altre tasse.

Ma non l’hanno fatto e allora cosa c’è di meglio per spremere soldi a chi non ne ha?

Tassargli il campo e la casa. Bene così i “professori” hanno messo la parola fine sulla agricoltura e questa parola si chiama IMU. Imposta Municipale Unica. Pagheremo tasse su stalle vuote perché la crisi già aveva colpito, pagheremo su terreni che rendono meno di niente, pagheremo sulle stanze di agriturismi che resteranno vuote perché, con la recessione che porterà questa manovra senza sviluppo, nessuno girerà più per le nostre aziende, pagheremo sugli strumenti di lavoro che qualche “testone” ancora spera di mettere a reddito. Cosa si sarebbe dovuto fare? Io che sono uno qualunque avrei iniziato fiscalizzando i contributi previdenziali per cinque anni per dare ossigeno ad aziende che sono finanziariamente allo stremo. Avrei defiscalizzato i redditi fondiari di tutti i terreni goduti a qualsiasi titolo dalle aziende agricole iscritte alle camere di commercio per muovere il mercato degli affitti. Avrei eliminato tutti i costi burocratici che sono sull’agricoltura a iniziare dalle tasse occulte come quella dell’assistenza sindacale nei contratti di affitto. Ci sarebbero state almeno cento cose che avrebbero potuto portare sviluppo, occupazione e reddito. Sarebbe bastato al Presidente Monti interpellare invece dei professori e dei sindacalisti agricoli, gli agricoltori e ne sarebbero uscite fuori tante di idee. In cinque anni di lavoro si sarebbe potuto fare molto per l’agricoltura e per il Paese. Abbiamo invece preferito depredare, per quella che per molti sarà l’ultima volta, l’agricoltura italiana

Una grande Organizzazione Professionale dice che la manovra avrà un impatto pesante su terreni agricoli e fabbricati rurali, dalle stalle ai fienili fino alle cascine e ai capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi, andando a tassare quelli che sono, di fatto, mezzi di produzione per le imprese agricole attraverso l’IMU. La stessa Organizzazione definisce l’IMU un costo insostenibile, stimato in un miliardo di euro. E, aggiunge, per senso di responsabilità di aver scelto di non manifestare in piazza ma tutti sappiano che loro si sono accorti che la manovra riserva una serie di iniquità al settore primario. Scommetto che se ne accorgeranno presto anche gli agricoltori e spero che almeno andando al sindacato per farsi fare i conti dell’IMU non si vedano aggiungere anche la fattura dei conteggi necessari a fare il pagamento.

Insomma Gino Bartali avrebbe detto “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare.” Ma qui Bartali non centra nulla e centra invece il Presidente Monti.

I professori hanno fatto le loro scelte, e secondo me ci sono molte cose di cui chi ci governa si dovrà pentire ma di questo attacco mortale alla agricoltura non si dovrà solo pentire, si dovrà vergognare. Ma lo capiranno solo quando sarà troppo tardi.

Il disinteresse della politica, parliamo di agricoltura, sindacati agricoli

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