MA QUANTI SOLDI MADAMA DORE’ di Franco Selmin

dicembre 4, 2011 No Comments

Ho trovato un AVEPA NEWS in cui erano riportati i pagamenti effettuati agli agricoltori e, come da vecchia abitudine appresa da un mio insigne insegnante, li ho un po’ rigirati secondo la regola della “reductio ad absurdum”. Prendiamo la misura 211: indennità agli agricoltori delle zone montane. Oltre 10 milioni di euro l’anno incassati da 2.500-2.700 aziende. Ebbene fanno 3.900-4.600 euro ad azienda. Tutto aiuta ma  tali somme individuali possono dirsi significative per la persistenza di aziende agricole? Prendiamo la misura 214: pagamenti agro-ambientali. Anche qua circa 10 milioni di euro l’anno incassati da 4.000-5.000 aziende. Ed anche qua siamo ad un importo aziendale di circa 2.000-2.300 euro. Cifre non importanti nell’economia di un’impresa agricola come ogni tanto si usa dire “professionale”. Dal censimento 2010 emergono 806.219 ettari di SAU condotti da 120.735 aziende; fa una media regionale SAU\azienda di 5,68 ettari.

Tra primo e secondo pilastro si legge che sono stati elargiti 585 milioni di euro. Sempre con la media della serva fanno 4.844 euro ad azienda(?) e 853 euro ad ettaro. Dei 585 milioni di euro gli interventi del secondo pilastro (149 milioni di euro) pesano per il 25,45%. La domanda unica pesa per il 69,14%. Nel complesso di questa enorme somma di denaro (585 milioni di euro) quelli che io valuto, sempre grazie al mio vecchio professore, come spesi per investimenti in senso stretto, non arriva a 100 milioni di euro. Tutto il resto (485 milioni di euro grosso modo) sono “contributelli” (pensate c’era il contributo ad albero bucato per nido uccelli), buona parte a pioggia (domanda unica) della cui utilità in prospettiva futura dubito fortemente.

Un’altra bella fetta và appannaggio del terziario agricolo, da non confondersi con i contoterzisti, e anche qua (vedi pubblicità tipo “la Regione Lombardia sostiene lo sviluppo delle aree rurali”) ho dei forti dubbi sull’utilità generale e sul consolidamento di un terziario a sostegno dell’agricoltura.

La battaglia comunitaria sulla PAC post 2013 è tutta  incentrata sul mantenimento di questi “livelli di aiuto”. Mai pensato a qualcosa di diverso; alle prospettive future dei beni primari (pane, latte e ci metto anche il vino come meditazione), ad incidere sugli handicap delle aziende agricole e non parlo solo di quelle Italiane. Prendiamo il gap del costo del lavoro rispetto ai concorrenti extraeuropei che comporta fenomeni di lavoro nero con tutte le implicazioni sociali, fiscali, previdenziali. E’ meglio dare 1000 euro ad un barbiere (categoria a caso senza offesa per la stessa) che ha ereditato 2 ettari di terra e li fa lavorare in toto da terzi oppure usarli per abbattere del 70% il costo dei voucher, poi però tutti in regola?

Prendiamo il gap tutto italiano della poca SAU aziendale (per inciso grande giubilo perché Belluno con quasi 20 ettari\azienda è sopra la media nazionale. Peccato poi a ben vedere siano quasi tutti prati. E allora quante vacche\ettaro tiene il prato? Quante vacche permangono ancora in montagna? Quante vogliamo farne rimanere? Forse questi sono i problemi veri?).

E’ meglio dare 30 mila euro, neanche più a babbo morto, ad un giovane che si insedia oppure darli come canone di affitto pluriennale garantito al barbiere di cui sopra per dare al giovane una prospettiva di formare una impresa agricola di peso? Prendiamo il gap pressoché tutto italiano dei costi energetici aziendali. A parte la spinta “strategica” sulle rinnovabili, che se son rose fioriranno, interventi stabili e strutturali per ridurre tali costi specie per certi settori e riportarli ad una competitività perdente non per incapacità imprenditoriali ma per vincoli esterni non sarebbe più produttivo?

Quando si dicono queste cose c’è sempre qualcuno che inizia a parlare della globalizzazione, dei liberi mercati ecc. A me sembra che ci siano ancora troppi morti per fame, o malattie collegate, in giro per il mondo per tutelare i mercanti invece che i popoli e le loro terre. Se poi, come sembra, vi sarà una riduzione di queste preziose iniezioni di euro quale soglia queste imprese da 5,68 ettari riterranno sopportabile per continuare a seminare in attesa di costruire la casa ai nipoti?

Dall’ultima riforma è passato il concetto che non si deve produrre (c’è tanta di quella merce in giro per il mondo e meno cara!) ma salvaguardare l’ambiente per cui la UE (che poi siamo tutti noi) stanzia dei soldi (che paghiamo tutti noi) per indurci a rispettare l’ambiente. Enti e personaggi vari del terziario agricolo dimostrano la sempre maggior dipendenza dei bilanci delle aziende agricole da questi contributi .Ma non è una mostruosità ? A me sembra una cosa da pianificazione URSS di vecchia memoria. Invece ci vorrebbe qualcosa del tipo piano Marshall viste le prospettive future non tanto e non solo del settore agricolo ma della nostra beneamata terra.

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