COME A FORT ALAMO di Furio Venarucci

novembre 4, 2011 8 Comments

Nemmeno David Crockett si deve essere sentito come si sentono alcuni agricoltori oggi. Nemmeno il generale messicano Antonio López de Santa Anna potrebbe studiare un così sottile assedio a chi ha osato ribellarsi alla casta agricola di questo Paese.

Troppe le coincidenze che si susseguono giornalmente perché non ci sia una regia di grande spessore. Altro che John Ford. Qui siamo a livello dell’arte più sopraffina, altro che girare solo semplici pellicole.

Di cosa parliamo? Parliamo di una cosa che si chiama democrazia e che qui non esiste più. Qui non ti giochi la rappresentanza attraverso proposte e idee che possano valorizzare una strategia sindacale piuttosto che un’altra. Qui ti mettono sotto assedio e cercano di farti terra bruciata intorno.

Le grandi associazioni perdono pezzi? Fa nulla! Arriva il politico compiacente che in tasca ha una bella tessera sindacale, il quale ti presenta una legge che protegge, guarda caso, la sua Associazione, impedendo a chi ha deciso di ribellarsi di organizzarsi in proprio. Non sei nel CNEL. Non esisti. Non potrai fare più nulla. E, naturalmente, parte l’assedio. Se non vuoi finire fucilato devi chiedere scusa e ritornare da dove sei venuto. Se ti asserragli nel tuo fortino, sarai massacrato e messo in bella vista per essere di esempio agli altri.

La legge sui contratti in deroga non era sufficientemente blindata? Fa nulla. Si prende il Codice Agricolo e si inventa una interpretazione che ammette solo quelli che sono nel CNEL. E gli altri? Si arrangino. Affitti non ne faranno più. E noi che avevamo chiesto di eliminare l’obbligo dell’assistenza del sindacato? Ci troveremo a non poter nemmeno assistere i nostri. Li dovremo riportare ai premiati dalla politica, quella ipocrita e con la p minuscola.

Ma l’assedio continua. E lo stesso politico, quello con la tessera in tasca, presenta disegni di legge sulla semplificazione, che l’unica cosa che semplifica è la vita della sua associazione sindacale. Quello continuerà a stare lì al servizio non del popolo, non degli agricoltori, ma del suo sindacato.

Ma fosse solo questo. I tentacoli arrivano in ogni dove. La Regione Sicilia, che lavora con AGEA, e che quindi con i CAA ha contatti più che limitati, per “pulire” si inventa un minimo di 10mila aziende per un CAA che vuole operare sul territorio regionale. Un abuso e una vergogna, ma anche un bel regalo ai grandi sindacati. Capisco mettere un limite alla proliferazione ma qui è questione di diritti fondamentali degli agricoltori e anche dei professionisti che si ritroveranno ancora una volta a fare i conti con i sindacati.

Non c’è libertà sindacale, non c’è più nulla che assomigli seppure lontanamente a quello per cui tanta gente qualche decennio fa ha sacrificato la propria vita. Io mi sento asserragliato in un Fortino sempre più difficile da difendere.  La lotta diventa sempre più difficile. Gli agricoltori che scappano dal sindacato finiscono per seguire qualche pifferaio magico che prima o poi li riporterà da dove sono venuti. Chi non cade nel tranello deve vivere con il terrore che qualche leggina dell’ultimo minuto lo porterà davanti al plotone di esecuzione di un generale Santa Anna che ha scelto la ben pagata professione del Dirigente Sindacale. Io resto asserragliato ma piuttosto che levarmi il cappello dalla testa per tornare ad avercelo in mano quando entro nel sindacato smetto.

La dignità non ha prezzo e credo che sia ora che gli agricoltori lo capiscano, altrimenti non potranno più lamentarsi di nulla!

la politica con la p minuscola, sindacati agricoli
8 Comments to “COME A FORT ALAMO di Furio Venarucci”
  1. mario moneta scrive:

    sig venarucci ma non pensa che uno come lei che è passato dalla uil al copagri a questa fantomatica anpa possa fare pensare agli agricoltori che cerca solo un posto al sole alle loro spalle? Se è vero che ha una bella azienda di oltre 100 ettari perchè non si dedica a quella ? Oppure chieda solo di chiudere tutti i carrozzoni sindacali coldiretti in testa ( e tutti la sosterremo) , ma non perda tempo a creare altre strutture che fanno le stesse cose che imputa agli altri.Invece tutte le sue lamentele sui caa, cnel e cose varie, comprese comparsate in giro in italia in ogni posto dove la fanno parlare perchè pensano che rappresenta qualcuno, fanno proprio pensare che vuole creare il suo orticello e vivere alle spalle degli agricoltori anche lei. A proposito prima di chiedere aiuto in giro per cambiare la situazione di noi poveri imprenditori agricoli, si può sapere quante aziende associa Anpa ma dia dati controllabili e reali altrimenti, sarà l’ennesima delusioni di noi agricoltori……….e non solo non la seguiremo mai ma neanche perderemo tempo a leggere il suo blog.
    firmato
    mario moneta
    imprenditore agricolo

  2. Venarucci scrive:

    caro mario mi permetta di dire che io non sono passato dalla uil alla copagri ma ho solo cercato di semplificare quella parte dell’agricoltura italiana che sembrava possibile negli anni 90 semplificare.
    visto che ad un certo punto è risultato impossibile ho deciso di fare altro e anche gratis.
    potrei dirle che il mio tempo lo impiego come preferisco e aggiungere non sono io che devo dire agli agricoltori cosa devono fare.
    se la coldiretti ha tanti associati vuol dire che piace e che la gente è contenta di andarci.
    ma non può essere lei a dire ne a me ne ai molti amici che hanno partecipato a questa avventura cosa fare con i propri soldi e con il proprio tempo.
    noi vogliamo essere solo lasciati in pace a curare i nostri interessi.
    noi ci siamo fatti un caa perchè avevamo sempre problemi ad incassare i nostri soldi e personalmente non trovo giusto che un agronomo o un avvocato debbano farsi assistere in un contratto d’affitto da un funzionario sindacale solo perchè è nel cnel.
    l’anpa non vuole essere ammessa al tavolo dei contratti vuole proprio togliere il tavolo.
    a lei sta bene la situazione così come è? per me non c’è problema ma capirà che visto che la 203 l’ho vista nascere e ci ho lavorato sopra mi sembra comico farmi assistere da qualcuno che ne sa meno di me.
    vuole sapere quanti siamo? ad aprile eravamo 46.000, purtroppo pochi rispetto a quello che servirebbe.
    per le comparsate e il vivere alle spalle di altri se fosse come dice lei starei ancora in altre organizzazioni dalle quali me ne sono andato volontariamente.
    l’anpa non da vivere se non alle persone che sono dipendenti.
    quindi per riassumere non sono io che devo far chiudere i carrozzoni ma gli agricoltori che ci vanno
    l’anpa si occupa dei problemi dei propri soci che hanno purtroppo bisogno del caa
    il cnel costa cento milioni di euro a proposta di legge di cui nessuna mai approvata
    di comparsate ne faccio poche e se mi ha visto qualche volta (due dal 2008) sa anche che non ho le corde vocali e non parlo volentieri
    l’orto ce lo ha casa e non devo farmene altri
    e per finire non chiedo aiuto a nessuno ma sollevo i problemi che vedo!
    ma magari ha ragione lei e i problemi non ci sono.
    per dimostrare i numeri mi dica da dove scrive magari li non ci siamo davvero e potrebbe aiutarci a mettere su un nucleo dell’associazione.
    se vuole le mando lo statuto

  3. mario moneta scrive:

    Buongiorno mi farebbe davvero piacere avere una copia dello statuto via mail, in quanto se ci sono scritte cose interessanti, mi potrei impegnare sul territorio, ma attenzione ho seguito molto rambelli gianfranco per ragioni geografiche e perchè attaccava i giallini sull’ ortofrutta ma quando ci siamo accorti che ci usava solo per presentarsi alle politiche lo abbiamo mollato.
    Resto in attesa dello statuto anche per vedere come ci si iscrive (o tessera spero di no) all’ anpa.

  4. mario moneta scrive:

    grazie molte, resto in attesa dello statuto per vedere sè si parla di tessere o meno, ho letto il suo articolo sulla conferenza di cremona e concordo nel dire che siamo messi sempre peggio e adesso c’ è poi l’ incognita el ministro ( vuoi vedere che i giallini riescono a metterci qualcuno ?) speriamo di noi
    buona giornata

  5. Caro Mario, lo statuto l’ho mandato la mattina di sabato ma provvedo a rigirartelo nuovamente. Per il Ministero si fa il nome di Vecchioni che di agricoltura ne sa. Io forse preferirei uno dei Direttori del Mipaaf per motivi di conoscenza del sistema burocratico. Vedremo. Monti è una persona seria e credo sceglierà per il meglio. Per la tessera ti dico subito che esiste. Le associazioni (almeno quelle che riempiono il modulo EAS per l’ufficio delle entrate) la tessera sono obbligate ad averla per legge.

  6. meglio vecchioni che uno dei gialli tipo scarpa bonazza o peggio pasquali. Ho visto lo statuto e mi pare condivisibile. Altro dubbio quanto è l’ importo della tessera? si paga una tantum o è annuale come dai giallini?

  7. per l’agricoltura italiano servirebbe Padre pio ma dovremmo accontentarci di quello che passerà il convento dei bocconiani. Il costo della tessera è annuale e al nazionale vanno 13 euro. Poi ogni associazione territoriale fa come vuole. Il problema è sempre lo stesso se sei una associazione soggetta alla dichiarazione EAS devi fare come dice la legge.

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