TROPPI SOLDI AGLI AGRICOLTORI? MA NON SCHERZIAMO! di Franco Selmin

ottobre 11, 2011 No Comments

Sono sempre più forti le critiche di opinione pubblica ed istituzioni varie non agricole sul fatto che una parte preponderante del bilancio dell’unione europea è destinato al settore agricolo. In termini sintetici spesso si dice:”Ma quanti soldi vengono dati agli agricoltori”. E la riprova è la battaglia a livello europeo sulla riforma della PAC tutta tendente da parte dei nostri capintesta a mantenere il più possibile i fondi destinati alla agricoltura. Si è ormai consolidata  l’immagine che gli imprenditori agricoli (pardon:produttori agricoli) siano una categoria che vive sulle spalle degli altri cittadini usufruendo di una specie di indennità di accompagnamento al pari dei disabili. E, al pari dei disabili, hanno pure bisogno dei servizi sociali, tipo l’assistenza tecnica per insegnarli a coltivare la terra secondo i principi della condizionalità (Principi immensi che fra poco supereranno in quantità cartacea il manuale dell’agronomo e già tentano di far concorrenza alla Treccani). L’ultima riforma della Pac ci vede come una categoria di individui socialmente pericolosi e potenzialmente dannosi per l’ambiente. Infatti i “tanti” soldi che ci danno con la domanda unica sono un “premio” condizionato a fare i bravi nell’interesse della collettività. Considerando che, sia le organizzazioni professionali che sono parte attiva di questo sistema  e dipendono sempre più per la loro esistenza da questi meccanismi, che i politici che sono sempre più autoreferenziali e dediti alla caccia alla prefazione o alla foto nell’opuscolo divulgativo\informativo penso non resti altro agli imprenditori agricoli che fare da soli cominciando a chiedere chiarezza e a fare luce sia sulla quantità dei fondi a loro assegnati, sia sulla loro destinazione, sia sul loro uso. Penso, infatti, che occorra iniziare a dividere tra i fondi che vanno direttamente alle imprese agricole e quelli che vanno ad altri che operano direttamente o indirettamente nel settore primario (agroindustria, consulenti, esperti, enti pubblici vari, tipografie e quant’altro).  Come penso vada fatta chiarezza sulla loro destinazione e cioè se e quali vanno ad incidere sulla produzione intesa in senso proprio (per sostenerla e migliorarla) e quali vanno ad attività di contorno. Un conto è sostenere la produzione primaria e un altro i servizi alla produzione. Inoltre penso vada fatta ancor più chiarezza sul loro uso. Cioè producono risultati tangibili oppure no? Tangibili per gli imprenditori agricoli ben inteso! In una parola dovremmo cominciare a chiedere di dividere il grano dal loglio anche perché, personalmente, non mi va bene di essere visto sempre più come uno che vive a spese dei cittadini, mantenuto da loro e, potenzialmente, un attentatore alla loro salute. In questo periodo di crisi strutturale dell’intero sistema finanziario e produttivo che vede migliaia di imprese quantomeno in difficoltà e centinaia di migliaia di lavoratori senza prospettive si sono levate da più parti voci autorevoli del settore industriale che chiedono che venga riportato al centro dell’attenzione il sistema produttivo inteso come imprese che fanno prodotti tangibili, palpabili, solidi, visibili. E cosa dovremmo dire noi che operiamo in un settore in crisi strutturale da troppo tempo e non certo in una semplice crisi congiunturale. È questo, a mio modesto avviso, grazie anche  ad una legislazione comunitaria che parla di produttori agricoli cui dare, sub judice, una indennità di accompagnamento (domanda di aiuto) invece che di imprese agricole e, di conseguenza, di imprenditori agricoli che, al pari degli imprenditori di altri settori produttivi abbisognano, casomai, di sostegni strutturali o, forse, solo di una legislazione liberale tout court. Nonostante la enorme massa di soldi che ci viene addebitato di metterci in tasca al settore mancano fondi per cui dalla politica ci si aspetterebbe almeno un uso oculato delle risorse di bilancio ad esempio riducendo i sempre più pingui fondi che sono destinati ad attività collaterali. La saggezza contadina dice che la goccia riempie il secchio. Sarebbe il caso di ricordarselo e di ricordarsi anche che un buchetto sul secchio lo svuota più velocemente. Per spiegarmi meglio vado sul concreto ponendo all’attenzione una pubblicazione (a caso). Questa pubblicazione  è concepita ed edita da Veneto Agricoltura ed ha per titolo “la gestione del suolo in agricoltura biologica”. Premetto che in famiglia abbiamo dal 2002 un’azienda che applica il metodo dell’agricoltura biologica (come altre circa 2000 aziende Venete). Orbene di tale pregevole pubblicazione ne sono venuto in possesso perché mio figlio che, haimè, studia agraria l’ha recuperata a scuola. Prima domanda :quella pubblicazione da quante aziende agricole biologiche è conosciuta ? L’ho pure letta e nella immancabile presentazione dell’amministratore unico ho fatto un’altra scoperta che vi è un “Piano regionale di intervento per il rafforzamento e lo sviluppo dell’agricoltura biologica” del 2006 e, ancor prima un progetto “Prisma” risalente al 2004. Essendo curioso mi vado a cercare la delibera di approvazione del piano e cosa scopro ? euro 757.952,62. Diviso 2000 aziende biologiche venete fanno circa 378 euro ad azienda. Per fare cosa ? Bioform – biostudio –biodemo – biopromo – biomarket. L’unica cosa che non manca è la fantasia per il resto quali sono state le ricadute sulle imprese biologiche e quante (posto che non penso di essere l’unico a non sapere dell’esistenza di questo mirabolante strumento ben dotato di fondi) ne hanno avuto un minimo ausilio?  Non contento ho dato una scorsa alla pubblicazione. Niente di più sfacciatamente banale senza alcuna specificità per il biologico (e ci mancherebbe altro parlando di terra) salvo, devo dire un chiamiamolo per carità di patria, “refuso” relativo all’uso della irrigazione che in agricoltura biologica non è pratica consueta come nella agricoltura convenzionale. Stiamo parlando con solo questo piccolo esempio di circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire che non và all’agricoltura, biologica o meno, ma che è imputato alle tasche degli agricoltori che manco sanno che esistono quei soldi e quelle attività. Allora per favore dividiamo il grano (che produciamo noi) dal loglio che si intascano altri in nome e per conto nostro agli occhi dei cittadini.

Il disinteresse della politica, parliamo di agricoltura

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